Prospetto

Che cos’è l’ecumenismo?

– Per chi ne ha solo sentito parlare
Per “movimento ecumenico” si intendono le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani, ponendo in primo piano tutti gli sforzi per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con equità e verità la condizione dei fratelli separati; le riunioni che si tengono con intento e spirito religioso tra cristiani di diverse Chiese o comunità, il “dialogo” condotto da esponenti debitamente preparati (cfr. Unitatis Redintegratio , 4).
Per giungere a tale fine, è necessario che i fratelli che non sono in perfetta comunione tra loro si riuniscano insieme per pregare, sull’esempio di Cristo che si è offerto e ha pregato per l’unità (Gv 17). La preghiera, infatti, è l’anima dell’intero movimento ecumenico (cfr. Ut Unum Sint, 21).
Al fine di evitare confusioni, va ricordato che l’ecumenismo è altra cosa rispetto al “dialogo interreligioso”, poiché questo è attuato non tra cristiani, ma tra la Chiesa e le religioni non-cristiane; non ha per fine il costituire un’unica religione, bensì il promuovere la carità e la convivenza pacifica dei popoli, esaminare ciò che vi è tra loro in comune, favorire la conoscenza reciproca e dissipare falsi pregiudizi (cfr. Nostrae Aetate, 1).

– Per chi ne vuole sapere di più
All’interno delle grandi confessioni cristiane separatesi dalla comunione con Roma nel corso del XVI secolo, continuarono a sorgere nuove comunità, che si staccavano dalla propria chiesa d’origine. Nel XIX secolo, gli organismi missionari di queste chiese avvertirono concretamente il dramma delle divisioni; in quel periodo si crearono delle federazioni o “alleanze” fra le chiese che appartenevano alla stessa tradizione confessionale. È da ricordare la Conferenza missionaria internazionale di Edimburgo del 1910, dalla cui tribuna echeggiò per la prima volta l’appello per un annuncio del Vangelo che, insieme a Cristo, non portasse le controversie e le diatribe confessionali. Nel 1920 il patriarcato di Costantinopoli scrisse una lettera enciclica a tutte le chiese del mondo raccomandando l’inizio di un cammino comune nel servizio e nella carità, come premessa ad un eventuale incontro dottrinale; sempre in questa data, i vescovi anglicani con un appello all’unità, dichiararono la loro disponibilità a fare ciò che era necessario perché le altre chiese potessero riconoscere la validità delle loro ordinazioni. Nel 1948, ad Amsterdam, in un’assemblea nella quale erano presenti delegati di 147 chiese, venne creato il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) con il compito di confrontarsi e dibattere su importanti temi teologici. Nel 1961, il CEC vide l’ingresso di alcune chiese ortodosse (russa, bulgara, rumena, polacca); in quest’epoca parve anche vicino l’ingresso della Chiesa Cattolica ma, ragioni di ordine ecclesiologico e pratico indussero a rimandare sine die (a data da stabilirsi) una tale possibilità, e la collaborazione fra la Chiesa Cattolica e il CEC venne affidata ad un gruppo misto di lavoro.
Con il Concilio Ecumenico Vaticano II, nel decreto sull’ecumenismo (1964), la Chiesa Cattolica si è così espressa: “Tra i nostri fratelli separati è sorto, per impulso della grazia dello Spirito Santo, un movimento ogni giorno più ampio per il ristabilimento dell’unità di tutti i cristiani. A questo movimento per l’unità, chiamato ecumenico, partecipano quelli che invocano la Trinità e confessano Gesù come Signore e Salvatore” (Unitatis Redintegratio, 1); ed ancora: “Questo santo Concilio esorta tutti i fedeli cattolici perché, riconoscendo i segni dei tempi, partecipino con slancio all’opera ecumenica” (Unitatis Redintegratio, 4). L’importanza di questo documento, oltre all’affermazione dei principi dell’ecumenismo, sta nel cambio di atteggiamento verso gli altri cristiani: non più un annuncio “missionario” o un invito al “ritorno” alla Chiesa Cattolica, ma un impegno per un cammino comune verso l’unità. Tra gli eventi collegati al Concilio è da segnalare la presenza di rappresentanti di altre confessioni cristiane come osservatori alle assemblee, e la nascita del Segretariato per l’unione dei cristiani (divenuto nel 1988 Pontificio Consiglio per l’Unione dei cristiani). Questo stesso Pontificio Consiglio ha promulgato nel corso degli anni importanti documenti, tra i quali merita qui menzionare il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo (1993).
Di fondamentale importanza è l’impegno profuso dal Papa Giovanni Paolo II nel guidare la Chiesa sulla via dell’ecumenismo, nel pieno rispetto della carità e della verità.
Nella Lettera Enciclica Ut Unum Sint (1995) il Papa scrive: “Oltre alle divergenze dottrinali da risolvere, i cristiani non possono sminuire il peso delle ataviche incomprensioni che essi hanno ereditato dal passato. Non di rado, poi, l’inerzia, l’indifferenza e una insufficiente conoscenza reciproca hanno aggravano tale situazione. Per questo motivo, l’impegno ecumenico deve fondarsi sulla conversione dei cuori e sulla preghiera, le quali indurranno anche alla necessaria purificazione della memoria storica” (Ut Unum Sint, 2). E ancora: “L’unità di tutta l’umanità lacerata è volontà di Dio. Per questo motivo egli ha inviato il suo Figlio, perchè, morendo e risorgendo per noi, ci donasse il suo Spirito d’amore. Alla vigilia del sacrificio della croce, Gesù stesso chiede al Padre per i suoi discepoli, e per tutti i credenti in lui, che siano una cosa sola, una comunione vivente. Da ciò deriva non soltanto il dovere, ma anche la responsabilità che incombe davanti a Dio, di fronte al suo disegno, su quelli e quelle che per mezzo del Battesimo diventano il Corpo di Cristo. Come è possibile restare divisi, se con il Battesimo noi siamo stati “immersi” nella morte del Signore, vale a dire nell’atto stesso in cui, per mezzo del Figlio, Dio ha abbattuto ogni divisione? La divisione contraddice apertamente alla volontà di Cristo, ed è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (Ut Unum Sint, 6).
L’Associazione “Il Diaspro-Onlus” intende dare il proprio contributo al dialogo ecumenico guardando particolarmente ai fratelli della Chiesa Ortodossa, perché, come il Santo Padre ha più volte esortato “la Chiesa deve respirare con i suoi due polmoni!” (Ut Unum Sint, 54).
Nella Lettera Apostolica Orientale Lumen (1995), a tal proposito, il Papa chiede che si conosca l’Oriente cristiano e, dalla conoscenza si giunga all’incontro, tenendo conto che “la tradizione orientale cristiana implica un modo di accogliere, di comprendere e di vivere la fede nel Signore Gesù. In questo senso essa è vicinissima alla tradizione cristiana d’Occidente che nasce e si nutre della stessa fede. Eppure se ne differenzia, legittimamente e mirabilmente, in quanto il cristiano orientale ha un proprio modo di sentire e di comprendere, e quindi anche un modo originale di vivere il suo rapporto con il Salvatore” (Orientale Lumen, 5). E più avanti afferma ancora: ” Il peccato della nostra separazione è gravissimo: sento il bisogno che cresca la nostra comune disponibilità allo Spirito che ci chiama a conversione, ad accettare e riconoscere l’altro con rispetto fraterno, a compiere nuovi gesti coraggiosi, capaci di sciogliere ogni tentazione di ripiegamento” (Orientale Lumen, 17).
Giovanni Paolo II è stato lui stesso esempio di riconciliazione quando durante la toccante Liturgia del 12 marzo 2000 nella basilica di San Pietro, fissando lo sguardo sul Crocifisso, si è fatto voce della Chiesa chiedendo perdono per il peccato di tutti i suoi figli, tra cui quello contro l’unità.
La Congregazione per la dottrina della fede, con la dichiarazione Dominus Jesus (2000), ha peraltro precisato alcuni aspetti dottrinali che, talvolta, nel dialogo ecumenico restano ambigui. Viene ricordato che la Chiesa fondata da Cristo “sussiste (subsistit in) nella Chiesa Cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui (Lumen Gentium, 8). Con l’espressione “subsistit in” – commenta la Congregazione – il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua a esistere pienamente soltanto nella Chiesa Cattolica, e dall’altro lato l’esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari. Invece le comunità ecclesiali che non hanno conservato l’episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico, non sono Chiese in senso proprio” (Dominus Jesus, 16-17).

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